A.I. E AVVOCATURA
A.I. e Avvocatura, con l’irruenta entrata in campo dell’A.I. generativa, su larga scala, accessibile e fruibile in ogni ambito, persone e professionisti si affidano sempre di più all’assistente digitale. Non ne sono esenti gli avvocati, che sempre di più si affidano all’A.I. generativa. Tuttavia è ancora scarsa la percezione del funzionamento di tali sistemi e dei rischi collegati.
EVOLUZIONE NORMATIVA
A livello normativo la legge rincorre la tecnologia con delle analogie tra l’epoca della rivoluzione industriale e la rivoluzione digitale di oggi. A livello europeo il Consiglio d’Europa ha emanato nel 2024 il primo trattato internazionale Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale. Un trattato vincolante per tutti gli stati aderenti al Consiglio d’Europa e aperto all’adesione dei paesi terzi.
A livello di Unione Europea invece è stato recentemente emanato l’A.I. Act, regolamento (EU) 2024/1689, entrato in vigore nel 2025. Quest’ultima normativa adotta un approccio basato sul rischio.
A livello italiano è stata promulgata a fine 2025, in attuazione dell’A.I. Act, la legge 132/2025.
IMPATTO AMBIENTALE
L’uso estensivo dell’A.I. sta inoltre creando problemi ambientali di non poco conto. L’A.I. infatti comporta un consumo energetico portentoso, spesso dovuto anche ad un utilizzo eccessivo di questo strumento, anche per usi laddove se potrebbe fare a meno.
OPPORTUNITA’ E CAUTELA
Nell’ambito della professione legale, come in molti altri ambiti professionali, l’A.I. può sicuramente essere uno strumento di efficientamento ma è necessario prestare cautela nel suo utilizzo.
L’invito alla cautela e la disciplina delle precauzioni nell’uso della professione forense, sono state indicate chiaramente all’interno delle linee guida del CCBE sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa da parte degli avvocati, pubblicate il 2 Ottobre 2025.
Le linee guida disanimano svariati aspetti cruciali.
PREGI
L’adozione dell’A.I. nell’avvocatura è in rapida crescita, utilizzata principalmente per la ricerca giuridica, la sintesi documentale e la redazione di atti. I vantaggi sono significativi:
– maggiore efficienza operativa;
– riduzione dei costi;
– ottimizzazione delle risorse;
– miglioramento dell’accesso alla giustizia.
I RISCHI
Tuttavia, l’impiego dell’A.I. generativa comporta rischi critici che gli avvocati devono gestire con cautela. Tra questi spiccano le “allucinazioni” (risposte fattualmente inesatte o giurisprudenza inventata), i bias algoritmici che possono amplificare pregiudizi sociali, e la tendenza alla compiacenza (sycophancy), dove il sistema asseconda l’utente invece di fornire analisi critiche.
In Italia, come in praticamente tutti i Paesi, si sono già verificati casi di avvocati che si sono affidati all’A.I. generativa con esiti disastrosi, producendo in giudizio sentenze completamente inventate.
Ulteriori preoccupazioni riguardano la riservatezza dei dati, poiché l’inserimento di informazioni sensibili nei prompt potrebbe portare al loro riutilizzo per l’addestramento dei modelli, violando il segreto professionale. Si aggiungono problemi di trasparenza (il fenomeno della “scatola nera”), questioni di proprietà intellettuale sui dati di input e output, rischi di cybersecurity e potenziali frodi tramite deepfake.
I DOVERI PROFESSIONALI
La guida sottolinea che l’uso dell’A.I. nell’avvocatura non esonera gli avvocati dai loro obblighi professionali fondamentali. La riservatezza impone di non inserire dati clienti senza adeguate garanzie contrattuali e tecniche.
Il dovere di competenza professionale richiede agli avvocati di comprendere limiti e capacità di questi strumenti, verificando sempre l’output generato prima del suo utilizzo per evitare sanzioni disciplinari o responsabilità professionale.
L’indipendenza deve essere preservata, evitando che i bias dell’I.A. o una dipendenza eccessiva dagli strumenti compromettano il giudizio umano e l’obiettività. Infine, la trasparenza verso il cliente è essenziale: l’avvocato deve informare il cliente dell’uso dell’A.I. generativa qualora possa presumere che l’assistito possa opporsi all’uso di tali strumenti.
CONCLUDENDO
L’utilizzo dell’A.I. è ormai diffuso, bisogna però essere coscienti di come questi strumenti funzionino, a partire dalla lettura delle condizioni contrattuali e di privacy di ogni singolo strumento utilizzato.
A questo link potete trovare la guida CCBE completa sul sito del C.N.F.
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